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De Felice, 'evitato il rischio di una guerra finanziaria'
Debito pubblico Usa per il 27% in mani esterne, prima l'Europa
Tra i rischi evitati grazie ai "segnali di distensione mostrati dall'amministrazione americana" il capo economista di Intesa SanPaolo Gregorio De Felice vede quello di una "guerra finanziaria". "Il 27% del debito pubblico Usa, pari a circa 36mila miliardi di dollari - spiega - è ormai in mani esterne. Il primo blocco geografico è l' Europa, segue il Giappone e poi la Cina che ha pian piano ridotto il portafoglio di titoli di stato". "Una guerra finanziaria - aggiunge - probabilmente avrebbe comportato un collasso del dollaro". "Questi rischi - osserva - fortunatamente si sono azzerati grazie ai forti segnali di distensione mostrati dall'amministrazione americana, ma che cosa ha spinto Trump ad avere questo atteggiamento più morbido dopo la commedia del Giardino delle Rose?" si chiede De Felice. "Primo - afferma - l'effetto boomerang che gli Usa avrebbero dovuto pagare, perché i dazi fano male ai paesi che li ricevono e a quelli che li impongono". "Poi - aggiunge - c'è la percentuale tra chi disapprova e chi approva l'operato di Trump che si è andata allargata nel tempo". "Terzo - prosegue - il netto calo della fiducia dei consumatori per i timori dell'inflazione". "Trump - osserva De Felice - aveva vinto le elezioni perché i democratici erano stati giudicati incapaci di controllare l'inflazione e Trump avrebbe rischiato una sconfitta nelle elezioni del mid term". Un altro fattore è il rendimento dei titoli Usa, "schizzato al 4,54% nei 10 anni e al 5% nei 30 anni".
B.Shevchenko--BTB