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Salvatore Borsellino, i mafiosi voteranno sì al referendum
"Mio fratello temeva alterazione indipendenza Magistrati. Da Gratteri cose giuste"
"Il timore di mio fratello Paolo era che venisse alterata l'indipendenza della magistratura: pensava che una separazione delle carriere avrebbe potuto portare i magistrati sotto l'influenza del potere politico e questo per lui era un pericolo da scongiurare. È giusto dire che i mafiosi votano per una delle due parti, perché sicuramente sono ben contenti di qualcosa che diminuisca il potere della magistratura, e ha fatto benissimo Gratteri a dire quello che ha detto. Mafiosi e massoni voteranno sicuramente a favore della riforma". Queste le parole di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, su Radio Cusano, nel corso del programma "Battitori Liberi". "Chiamare in causa Falcone e Borsellino, due magistrati uccisi affinché non parlassero, è un'oscenità. Definire oggi quei magistrati come un plotone di esecuzione come ha fatto il capo di gabinetto del ministro della Giustizia fa rivoltare le viscere. Falcone si riferiva alla separazione delle funzioni e non delle carriere. Sono i magistrati che sono finiti sotto il plotone di esecuzione. Questa riforma è un golpe, un attentato alla nostra Costituzione, non un referendum, per questo mi sono schierato apertamente per il No", ha proseguito Borsellino. "Il Parlamento italiano ormai è privato delle sue funzioni, ha perso potere, dovrebbe rappresentare il potere legislativo, ma si va avanti a decreti legge e voti di fiducia. Le carriere sono già ampiamente separate dalla riforma Cartabia". "Con la riforma non si separano le carriere, ma si smembra il CSM. Questa cosiddetta alta corte disciplinare è un vero e proprio tribunale speciale che è espressamente proibito dalla Costituzione", ha concluso Borsellino. "I mafiosi voteranno sì, loro hanno ucciso i magistrati e non lo hanno fatto per i loro interessi, ma come mano armata dei pezzi deviati dello Stato. Nella mia lettera scritta nel 2007 intitolata "19 luglio 1992, Una strage di Stato", scrissi di Stato perché mi ero reso conto che non era stata una strage di mafia, ma soprattutto una strage di Stato. Erano mani di un carabiniere appartenente al Ros quelle che hanno sottratto dalla macchina di Paolo ancora in fiamme quella borsa, l'hanno portata via e ancora a 34 anni di distanza non si sa dove sia finita l'agenda. Ma io so bene che è finita nelle mani dei servizi".
I.Meyer--BTB