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Omicidio di Montese, la madre di Daouda ricostruisce i contrasti con la moglie
La madre di Daouda Sangarè, ucciso a Montese il 2 agosto, ha riferito che il figlio tratteneva il passaporto della moglie Fatime Sidibè, accusata dell'omicidio, perché lei voleva trasferirsi in Francia.
Aminata Sidibé, madre di Daouda Sangarè, ha ricostruito i contrasti fra il figlio e la moglie Fatime Sidibè nelle settimane precedenti all'omicidio di Montese. Daouda è stato ucciso a coltellate nella propria abitazione il 2 agosto. Fatime è accusata del delitto ed è detenuta nel carcere Sant'Anna di Modena.
La madre, che vive in Costa d'Avorio, ha riferito che Fatime avrebbe voluto lasciare Montese dopo una sola settimana di convivenza per trasferirsi in Francia, dove aveva amici e conosceva la lingua. Daouda, intenzionato a vivere con lei, si sarebbe opposto e avrebbe trattenuto il suo passaporto, portandolo con sé anche al lavoro. Secondo Aminata, questa situazione aveva provocato frequenti litigi.
La coppia si era conosciuta attraverso un imam. Daouda viveva e lavorava in Italia da alcuni anni e cercava una moglie musulmana praticante. Un suo ex maestro di Corano presentò Fatime alla famiglia; Daouda tornò in Costa d'Avorio nel 2024, la conobbe e decise di sposarla. La madre sostiene che il matrimonio non fu forzato.
Aminata ha spiegato di avere successivamente cambiato opinione sull'unione. I due celebrarono prima il rito musulmano e poi il matrimonio civile senza informarla. Dopo avere completato i documenti partirono per l'Italia; la madre apprese del trasferimento soltanto quando erano già arrivati a Montese.
Daouda viveva nel comune modenese da cinque anni ed era descritto dai conoscenti come un lavoratore onesto, gentile e molto religioso, estraneo ad alcol, sigarette e droghe. Aveva sofferto di gravi problemi di salute da bambino ed era stato curato in Guinea.
Nel tentativo di sostenere economicamente i genitori, aveva viaggiato in diversi Paesi. Secondo il racconto materno, in Libia era stato arrestato, detenuto e venduto come schiavo. Tornato in Costa d'Avorio, era ripartito per il Mali come cercatore d'oro e, passando dalla Nigeria, era infine riuscito a raggiungere l'Europa e l'Italia. Da qui aiutava sia la famiglia sia Fatime.
Aminata sta cercando di raggiungere l'Italia. Il corpo del figlio resta a disposizione dell'autorità giudiziaria in medicina legale per eventuali ulteriori esami autoptici.
Durante l'interrogatorio Fatime ha negato ogni coinvolgimento e ha sostenuto che il marito sarebbe stato ucciso da uno sconosciuto. I soccorsi furono chiamati da un vicino diverse ore dopo l'omicidio. Le dichiarazioni delle parti e il possibile ruolo del passaporto dovranno essere verificati nell'inchiesta.
J.Fankhauser--BTB