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Oculisti, nessun beneficio dalla legge contro le liste d'attesa
Piovella (Soi): "Situazione ogni giorno più difficile"
"A un anno dall'approvazione del decreto per eliminare le liste d'attesa, in oculistica non abbiamo avuto evoluzioni positive, non ci sono stati cambiamenti". È quanto afferma il presidente della Società Oftalmologica Italiana Matteo Piovella all'ANSA alla vigilia del congresso della società scientifica che si apre domani a Roma. Il tema delle liste d'attesa in oculistica è particolarmente spinoso. "Parliamo di circa un anno per una visita, oltre due per alcuni interventi molto diffusi come quello per la cataratta", dice Piovella. "Abbiamo un riscontro di queste difficoltà dalle continue telefonate che la Società Oftalmologica Italiana riceve dai pazienti: lamentano che non sono riusciti a prenotare una visita perché le agende sono chiuse o perché devono aspettare tre anni per un intervento". La legge approvata lo scorso anno non sembra aver influito sul fenomeno. "La situazione diventa ogni giorno più difficile e non si vede nessuna inversione di tendenza in oculistica, un settore che negli ultimi vent'anni - anche correttamente - è stato messo un po' da parte rispetto ad altre priorità. Adesso, però, bisogna colmare questo gap", prosegue Piovella. La situazione dell'oftalmologia, prosegue il presidente Soi, è paradossale: è uno di quei settori in cui non mancano gli specialisti, eppure le attese si allungano. "I 7.000 medici oculisti sarebbero sufficienti e già salvano la vista a tre milioni e mezzo di persone ogni anno. Tuttavia, i medici devono essere messi nelle condizioni di continuare a farlo nel miglior modo possibile", continua Piovella, che sottolinea la necessità di una maggiore presenza di oculisti negli ospedali e una migliore organizzazione dell'attività. "La richiesta di visite oculistiche e di interventi negli ultimi dieci anni è triplicata, mentre gli organici sono rimasti sempre quelli", afferma. "Inoltre, di fronte a una situazione di emergenza bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare di più, fare più interventi, stare più tempo in ospedale. Quando l'emergenza dura anni diventa normalità e ciò è inaccettabile nei confronti dei cittadini", conclude il presidente Soi.
O.Krause--BTB