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Parkinson,al San Camillo la stimolazione cerebrale per ridurre i sintomi
Effetti sui tremori, rigidità e lentezza nei movimenti
Primi interventi di stimolazione cerebrale profonda al San Camillo Forlanini. Nonostante la tecnica sia nota da oltre 30 anni ad oggi sono ancora pochi i centri pubblici in Italia dove è possibile effettuare questo trattamento utilizzato per trattare i pazienti con disturbi del movimento, come nella malattia di Parkinson, epilettici o con gravi forme di malattie psichiatriche, incompatibili con terapie farmacologiche. L'intervento consiste nel posizionare degli elettrodi di 1 millimetro, in piccolissimi nuclei di sostanza grigia in profondità all'interno del cervello del paziente con estrema precisione. Gli elettrodi, collegati a una batteria, generalmente posizionata sotto la clavicola del paziente, agiscono come un "pace maker cerebrale", rilasciando impulsi in grado di ridurre i tremori e ripristinare fluidità nei movimenti. Per selezionare il paziente è necessaria la collaborazione con neurologi specialisti ed esperti. "E' una grande soddisfazione - afferma Riccardo Antonio Ricciuti, che guida l'equipe della neurochirurgia dell'ospedale - aver introdotto in questo ospedale gli interventi di chirurgia della malattia di Parkinson attraverso la stimolazione cerebrale profonda". Oltre alla collaborazione con i colleghi della neurologia diretta da Claudio Gasperini, il team si avvale del contributo professionale del gruppo della Neurologia del Campus Biomedico diretta dal Vincenzo Di Lazzaro e nello specifico dall'assistenza continua per la selezione, durante la procedura e nel follow up, di Massimo Marano esperto dei disturbi del movimento, nello specifico della malattia di Parkinson e del tremore essenziale e di neurostimolazione cerebrale.
K.Thomson--BTB