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Farmindustria-Egualia, 'forte preoccupazione per la Direttiva sulle acque reflue'
'Impatto sull'industria farmaceutica'
"Forte preoccupazione per l'impatto economico e industriale della direttiva europea sulle acque reflue urbane, che rischia di gravare in modo sproporzionato sull'industria farmaceutica". A lanciare nuovamente l'allarme sulla normativa in vigore da gennaio 2025, che rende insostenibili le norme di trattamento delle acque reflue per la rimozione dei microinquinanti, sono stati i rappresentanti delle associazioni delle industrie di settore Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria, e Michele Uda, Direttore Generale di Egualia, l'organo di rappresentanza ufficiale dell'industria dei farmaci generici equivalenti, dei biosimilari e delle Value added. Cattani e Uda sono stati ascoltati oggi dalla Commissione 4ª (Politiche dell'Unione Europea) del Senato, nell'ambito del ciclo di audizioni relative alla Legge di delegazione europea 2025. "In un contesto globale di forte concorrenza, tensioni geopolitiche e commerciali, aumento strutturale dei costi operativi del 30% rispetto al 2021 - rilevano Famindustria ed Egualia in una nota - l'Europa ha già perso molto terreno rispetto agli altri grandi macrosistemi globali e sta attuando provvedimenti come la revisione della legislazione farmaceutica che aumenteranno il gap. La filiera dell'industria farmaceutica in Italia ribadisce la necessità di risolvere le criticità contenute nel sistema EPR (Responsabilità Estesa del Produttore) che - se introdotto senza modifiche - rischia di compromettere in maniera irreversibile la sostenibilità del comparto". Recenti evidenze, affermano le organizzazioni, "mostrano che la valutazione di impatto della Commissione ha sovrastimato l'impatto ambientale dei farmaci di 4 volte (dal 66% stimato dalla Commissione Ue al 18%) e ha sottostimato i costi (che sarebbero invece superiori dalle 5 alle 10 volte): gli oneri aggiuntivi costituirebbero una tassa da circa 10 miliardi di euro l'anno per le aziende in Europa, anziché gli 1,2 miliardi della valutazione di impatto, che graveranno su due settori soltanto, farmaceutico e cosmetico, rischiando di acuire il fenomeno delle carenze di medicinali, in contraddizione con altre iniziative della stessa Unione Europea". Da qui le richieste avanzate da Farmindustria ed Egualia al Governo perché "continui a sostenere con forza in tutte le sedi disponibili - a partire da possibili emendamenti all'Omnibus ambientale recentemente presentato dalla Commissione UE - la necessità di sospendere l'applicazione della Direttiva per consentire un nuovo impact assessment entro la deadline del 31 dicembre 2028 per l'entrata in vigore dello schema di Epr".
N.Fournier--BTB