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A Milano un paziente su cinque arriva per le cure da fuori Regione
CasAmica compie 40 anni, accoglienza per chi si trova lontano da casa
Sono quasi 520mila gli italiani che ogni anno affrontano cure mediche in una regione diversa dalla propria, tra questi uno su cinque, cioè oltre 166mila, sceglie la Lombardia, con Milano che è il principale polo di attrazione. Nei principali Irccs milanesi la quota di pazienti extra regione è significativa: ad esempio è del 25% all'Istituto dei Tumori, addirittura del 50% al Neurologico Besta. Si tratta di persone che affrontano lunghi periodi lontano da casa con spese ingenti e difficoltà logistiche e al loro fianco da 40 anni c'è CasAmica, l'organizzazione di volontariato che accoglie i migranti della salute in apposite strutture. L'organizzazione milanese, fondata da Lucia e Vincenzo Vedani, ha celebrato in Comune a Milano i suoi 40 anni. Un periodo di tempo in cui ha ospitato oltre 150mila persone, solo nel 2025 l'organizzazione ha accolto quasi 6mila persone. "Siete dei preziosi alleati e date un contributo importante alla nostra città e al paese - ha detto il sindaco Giuseppe Sala -, un paziente su cinque che si muove per le cure viene a Milano e bisogna fare sì che i suoi affetti gli stiano vicino". Per l'assessore al Welfare del Comune Lamberto Bertolé, questi 40 anni "sono una bellissima storia, non serve solo un tetto sopra la testa a queste persone ma anche di non essere lasciate sole". CasAmica gestisce sei strutture, quattro a Milano, una a Roma e una a Lecco, per un totale di oltre 150 posti letto. In occasione dell'evento a Palazzo Marino il direttore Stefano Gastaldi ha annunciato che sarà realizzata una nuova struttura nei pressi dell'ospedale San Raffaele, che potrà ospitare fino a 75 persone al giorno. "Trovare un posto dove stare, dignitoso ed economicamente accessibile è la prima richiesta di queste persone, perché a Milano purtroppo con i prezzi che ci sono a volte non è possibile - ha spiegato Gastaldi -.Per molte famiglie diventa un problema quello economico con l'andare avanti del percorso, perché se si ammala un bambino, un papà, una mamma, la famiglia viene sconvolta, e abbiamo anche delle esperienze di persone che dopo sei mesi di malattia sono state lasciate a casa dal lavoro".
T.Bondarenko--BTB