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Nuova terapia con anticorpo sperimentata a Pavia per curare l'Alzheimer
Il farmaco contrasta l'accumulo della proteina tau, presto saranno pubblicati i risultati
Nuove speranze per la cura dell'Alzheimer, grazie a un nuovo farmaco, a base di anticorpi monoclobali, sperimentato alla Fondazione Mondino di Pavia, uno degli istituti neurologici più importanti d'Italia. I risultati, che saranno presto pubblicati su rivista scientifica, mostrano miglioramenti sulle funzioni cognitive. L'Alzheimer è una malattia neurodegenerativa progressiva caratterizzata dall'accumulo nel cervello di proteina beta-amiloide e di aggregati di proteina tau, responsabili del progressivo declino della memoria e delle capacità di ragionament. Al Mondino si è sviluppato un filone di ricerca che vuole limitare l'accumulo della proteina tau. Tra le molecole studiate, il bepranemab (UCB0107), un anticorpo monoclonale ricombinante diretto contro la tau umana, in grado di ridurne la diffusione e potenzialmente rallentare o arrestare la progressione della malattia. Lo studio, a cura di un'equipe coordinata da Alfredo Costa, direttore dell'Unità Operativa Neurologia del Comportamento del Mondino, ha coinvolto pazienti con forme precoci di Alzheimer, in fase prodromica (40%) o lieve (60%), ed è stato progettato come "trial in doppio cieco" e controllato per valutare efficacia, sicurezza e tollerabilità del bepranemab. Il farmaco è stato somministrato per via endovenosa (45 mg/kg e 90 mg/kg) ogni 4 settimane, per un periodo massimo di 80 settimane. L'obiettivo primario era analizzare l'impatto del trattamento sulle funzioni cognitive. Successivamente, una fase di estensione di ulteriori 44 settimane ha consentito di valutare la sicurezza e la tollerabilità a lungo termine. "I risultati, di prossima pubblicazione - sottolinea una nota diffusa oggi dal Mondino -, appaiono particolarmente promettenti. Per la prima volta, una terapia anti-tau ha dimostrato un beneficio significativo sulle funzioni cognitive in pazienti con basso carico iniziale di tau cerebrale e/o non portatori di fattori di rischio genetici per Alzheimer. Inoltre, a differenza di quanto osservato con gli anticorpi anti-amiloide, il trattamento anti-tau non ha evidenziato effetti collaterali significativi".
R.Adler--BTB