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Trapianti, una nuova tecnica può ridurre i farmaci antirigetto
Utilizza cellule del donatore per insegnare a tollerare il nuovo organo
Una nuova tecnica messa a punto da ricercatori dell'University of Pittsburgh e illustrata sulla rivista Nature Communications potrebbe permettere di sospendere i farmaci immunosoppressori nelle persone che sono state sottoposte a trapianto da donatore vivente. In una piccola sperimentazione, la strategia ha permesso di sospendere con successo i farmaci in 4 pazienti che avevano subito un trapianto di fegato. I farmaci immunosoppressori sono essenziali per prevenire il rigetto dell'organo. Tuttavia, il loro utilizzo, nel lungo periodo può dare luogo a seri effetti collaterali. Poterne interrompere l'assunzione rappresenterebbe, dunque, un importante beneficio per i pazienti. La tecnica, messa a punto dai ricercatori americani e che può essere utilizzata nel trapianto da donatore vivente, prevede di prelevare i globuli bianchi del donatore, facendoli sviluppare in un particolare tipo di cellule immunitarie: le cellule dendritiche regolatorie, il cui compito è tenere a freno il sistema immunitario. Queste cellule vengono poi somministrate alla persona in attesa di trapianto circa 7 giorni prima dell'intervento con l'obiettivo di istruire il sistema immunitario a tollerare il nuovo organo. La procedura è stata testata in 13 pazienti sottoposti a trapianto di fegato da donatore vivente. Dopo un anno dall'intervento, in 4 di loro è stato possibile sospendere i farmaci immunosoppressori e in 3 non è stato necessario ricominciare il trattamento a distanza di 3 anni. Per i ricercatori si tratta di un successo, tuttavia bisogna essere cauti: "data la natura esplorativa di questo studio, sono necessari ulteriori ricerche per valutare l'efficacia", concludono.
B.Shevchenko--BTB