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Infettivologo, 'su hantavirus nessun allarmismo, più trasmissibili altre infezioni'
'Contagio interumano documentato solo per ceppo Andes circolante in sud America'
L'hantavirus che ha causato il decesso di tre persone a bordo di una nave da crociera bloccata al largo di Capo Verde, e che ora potrebbe dirigersi verso le Canarie per consentire la valutazione del rischio per gli altri passeggeri, non deve suscitare allarmismo ma solo tenere alta l'attenzione, ricordando che i rischi di trasmettere infezioni sono ben più alti per le altre malattie di cui sono portatori i ratti. Lo sottolinea Fabrizio Pulvirenti, Direttore della Uoc di Malattie infettive dell'ospedale Vittorio Emanuele di Gela (Caltanissetta), che nel 2014 da medico volontario di Emergency contrasse Ebola in Sierra Leone. La trasmissione interumana, sottolinea, "è documentata in modo solido soltanto per il ceppo Andes, circolante in America meridionale, attraverso un meccanismo ancora non del tutto chiarito. Per tutti gli altri ceppi, inclusi quelli europei come Puumala e Dobrava, non costituisce una via di contagio rilevante". "Il ratto (Rattus rattus e Rattus norvegicus) - ricorda Pulvirenti - è serbatoio o vettore di numerosi agenti patogeni: la leptospirosi, trasmessa attraverso le loro urine contaminate che raggiungono acque o il suolo; la salmonellosi e altre tossinfezioni alimentari, favorite dalla contaminazione di derrate con i loro escrementi; la febbre da morso di ratto, causata da Streptobacillus moniliformis". Per quanto riguarda l'hantavirus, l'infettivologo sostiene che "il rischio per chi non ha avuto contatti con roditori infetti - osserva - resta estremamente basso. Ciò che questo caso richiede è un'indagine epidemiologica rigorosa con l'identificazione del ceppo, la ricostruzione dell'esposizione, la definizione della finestra temporale, ma certamente non allarmismo". Pulvirenti ricorda che "il contagio nell'uomo avviene per inalazione di aerosol contaminati da escrezioni infette (urina, feci essiccate, saliva) o, più raramente, per contatto diretto con materiale biologico dell'animale".
M.Furrer--BTB