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Sindacato medici, 'su riforma Schillaci pronti a mobilitazione per orari e compensi'
Lo Smi, 'ci viene chiesto di lasciare il territorio per riempire case di comunità vuote'
"Abbiamo ribadito al ministro Schillaci che la riforma della medicina generale si fa con i medici e non nonostante i medici. Se l'impianto della riforma continuerà a prevedere obblighi unilaterali e lo smantellamento del rapporto fiduciario, il sindacato attiverà immediatamente tutte le forme di tutela e mobilitazione necessarie a difesa della categoria". È il commento del Sindacato medici italiani (Smi) all'indomani del tavolo di confronto sulla riforma della medicina generale con il ministro della Salute. Nello specifico, lo Smi esprime forte contrarietà al tentativo di imporre un debito orario obbligatorio all'interno delle case di comunità, poiché "sottrae coattivamente i medici dal territorio e dai propri studi per riempire scatole vuote significa desertificare la prossimità della cura, penalizzando anziani e fragili", si legge nella nota diffusa dalla segreteria del sindacato. Altrettanto dura la posizione sul fronte economico e contrattuale, con lo Smi che rigetta il principio di una retribuzione legata prevalentemente al raggiungimento degli obiettivi: "il sistema dei target può essere un premio incentivante, ma non può intaccare la quota capitaria fissa, che copre il rischio d'impresa dei medici", viene spiegato. Sul tema del 'doppio canale', per cui i medici potranno scegliere se diventare o meno dipendenti del Ssn, e della scuola di specializzazione, lo SMI si dichiara aperto alla transizione universitaria ma esige garanzie blindate, come "l'applicazione immediata della clausola di equipollenza diretta per tutti i medici già formati sul campo con almeno 5 anni di esperienza, per consentire l'accesso alla dipendenza a chi lo desidera". Allo stesso tempo, "respingiamo fermamente generiche equivalenze che aprirebbero le porte della medicina generale a professionisti di area ospedaliera". Infine, lo Smi ha chiesto l'abolizione del Ruolo unico (legge Balduzzi), definito come "la principale causa dell'abbandono della professione da parte dei giovani a causa della sua rigidità oraria", e ha richiesto il pieno rispetto delle prerogative dell'Accordo collettivo nazionale (Acn). "È urgente estendere ai medici in convenzione tutele reali e storiche: infortuni sul lavoro, ferie, malattia e maternità assistita", conclude il sindacato.
D.Schneider--BTB