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Tumori: fino al 60% pazienti è malnutrito, ma solo 28% riceve valutazione nutrizionale
Esperti, la nutrizione clinica entri stabilmente nei percorsi di cura
Nel 2025 in Italia sono stimati circa 390.000 nuovi casi di tumore e la malnutrizione interessa dal 30% al 60% dei pazienti oncologici. Ciò nonostante, sebbene oltre il 95% degli oncologi considera lo stato nutrizionale determinante per valutare la praticabilità e la tollerabilità delle terapie, solo nel 28% dei casi la valutazione nutrizionale viene realmente integrata nel programma terapeutico fin dalla diagnosi. E' quanto emerge da un report sul ruolo della nutrizione clinica nel percorso oncologico realizzato da Isheo, società di ricerca e consulenza per l'avanzamento degli outcome sanitaria, presentato in un convegno sul tema organizzato in collaborazione con La Lampada di Aladino Ets, con il patrocinio della Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo) e Associazione Italiana Oncologia Medica (Aiom). Le conseguenze della malnutrizione in oncologia sono, secondo il rapporto, rilevanti: può infatti aumentare il rischio di mortalità di oltre il 250% rispetto ai pazienti non malnutriti; si stima che tra il 20% e il 30% dei pazienti oncologici deceda per le conseguenze della malnutrizione piuttosto che per la progressione del tumore. La nutrizione non adeguata, poi, triplica il rischio di complicanze infettive e post-operatorie e determina un incremento della durata delle degenze ospedaliere compreso tra il 30% e il 50%. L'impatto riguarda anche la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale: in Italia i costi associati alla malnutrizione sono stimati tra 8 e 12 miliardi di euro l'anno, mentre un supporto nutrizionale strutturato può generare risparmi medi del 12% in ambito ospedaliero e del 9% sul territorio. "Il supporto nutrizionale nel paziente oncologico consiste nell'integrazione strutturata della nutrizione clinica nel percorso di cura, con l'obiettivo di prevenire e trattare la malnutrizione, mantenere o recuperare peso e massa muscolare e preservare la funzionalità del paziente. È un intervento sanitario a tutti gli effetti, basato su prescrizione medica e gestito da un'équipe multidisciplinare", sostiene Riccardo Caccialanza, Direttore della SC Dietetica e Nutrizione Clinica della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia. "La nutrizione clinica precoce - afferma Paolo Pedrazzoli, Medico specialista in oncologia ed ematologia, Direttore SC Oncologia 1 IRCCS Policlinico San Matteo - Pavia e Membro Comitato Scientifico La Lampada di Aladino ETS - è parte integrante della cura oncologica: non rappresenta un aspetto accessorio, ma un fattore che può incidere sulla tolleranza ai trattamenti, sulla possibilità di completarli, sulla qualità di vita del paziente e sulla prognosi. Per questo lo screening nutrizionale dovrebbe essere effettuato già alla diagnosi e integrato in percorsi multidisciplinari strutturati".
B.Shevchenko--BTB