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Più di 8 bambini su 10 rifiutano nuovi cibi, i consigli per scoprire i sapori
Università Campus Bio-Medico di Roma, "no a imposizioni, accompagnarli con pazienza"
L'85,4% dei bambini italiani soffre di un livello intermedio di neofobia alimentare, cioè di riluttanza ad assaggiare alimenti nuovi o sconosciuti. Tuttavia, un percorso di educazione alimentare può convincerli a cimentarsi coi nuovi cibi. Lo sottolinea l'Università Campus Bio-Medico di Roma (Ucbm), che fornisce una guida per aiutare i bambini a scoprire nuovi sapori. "La neofobia alimentare può essere una fase normale dello sviluppo e non deve preoccupare le famiglie", spiega Laura De Gara, presidente del corso di laurea magistrale in Scienze dell'Alimentazione e della Nutrizione dell'Ucbm. "Non va affrontata con imposizioni, ma accompagnata con pazienza, curiosità e continuità. Coinvolgere i bambini nella preparazione dei pasti, proporre più volte gli stessi alimenti e creare un clima sereno a tavola aiuta a costruire un rapporto positivo con il cibo", aggiunge. "Educare il gusto significa anche educare alla curiosità e all'apertura verso ciò che è nuovo". L'efficacia degli interventi educativi è stata confermata in uno studio condotto da ricercatori dell'Ucbm e pubblicato di recente sulla rivista Scientific Reports. La ricerca ha coinvolto circa 800 bambini italiani tra i 6 e i 10 anni e ha mostrato che un percorso di educazione alimentare basato su Nutripiatto, strumento di educazione alimentare sviluppato da Nestlé con la supervisione scientifica della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale e dell'Università Campus Bio-Medico di Roma, è associato a un miglioramento delle abitudini alimentari. Il progetto si è inoltre ora arricchito di Nutripiatto Senza Confini, che unisce i principi della dieta mediterranea a ingredienti e tradizioni culinarie di diverse culture. "In un'Italia sempre più multiculturale, Nutripiatto Senza Confini nasce per valorizzare le diverse tradizioni alimentari presenti nelle famiglie, dimostrando che equilibrio nutrizionale e identità culturale possono convivere nello stesso piatto", conclude De Gara.
O.Bulka--BTB