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Social e salute, solo l'11% dei professionisti ha una formazione specifica
Indagine di Adoi, il 50% li usa quotidianamente e il 75% chiede linee guida
Il 49,8% dei professionisti sanitari utilizza regolarmente i canali digitali per scopi professionali, ma solo l'11,4% ha ricevuto una formazione specifica sulla comunicazione sanitaria tramite social media. Emerge da una delle più ampie indagini condotte a livello internazionale in merito alla divulgazione medico-scientifica sul web, realizzata dall'Associazione Dermatologi Venereologi Ospedalieri Italiani (Adoi). Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Dermatology Practical & Conceptual, ha visto il coinvolgimento di un gruppo di lavoro multidisciplinare che ha analizzato un campione rappresentativo di oltre 200 professionisti italiani, tra dermatologi strutturati, medici specializzandi, infermieri e studenti di medicina. L'indagine evidenzia una netta spaccatura tra i più giovani, attivi con disinvoltura su piattaforme come Instagram e TikTok, e colleghi con maggiore esperienza clinica ma distanti dalle logiche della comunicazione digitale. Mentre la disinformazione sanitaria viaggia sui canali digitali, oltre il 75% degli intervistati chiede l'adozione immediata di raccomandazioni ufficiali e linee guida etiche per tutelarsi dai rischi medico-legali e per imparare a tradurre le evidenze scientifiche in un linguaggio accessibile ma privo di distorsioni. "La comunicazione sanitaria online non può più essere lasciata all'improvvisazione o agli algoritmi delle fake news. I social media sono uno straordinario strumento di prevenzione e divulgazione scientifica, ma possono diventarlo appieno soltanto se guidati da competenze adeguate e da un quadro di riferimento etico e condiviso", dichiara Davide Melandri, presidente Adoi.
K.Thomson--BTB