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La caccia ai mammut fatta con picche conficcate nel terreno
Più efficaci delle lance, lo dimostrano i test di laboratorio
Durante l'era glaciale i nostri antenati cacciavano i mammut e gli altri animali di grandi dimensioni non scagliando le loro lance, bensì usando delle picche conficcate nel terreno per infilzarli: le affilate punte di pietra penetravano le carni come proiettili, conficcandosi tanto più a fondo quanto più impetuosa era la carica con cui sopraggiungeva la preda. Lo dimostrano i test di laboratorio condotti dagli archeologi dell'Università della California a Berkeley, pubblicati sulla rivista Plos One. Partendo dallo studio di dipinti e testi che descrivono l'uso delle picche fatto in diversi periodi storici in varie parti del mondo, i ricercatori hanno condotto degli esperimenti per capire come gli strumenti a disposizione dei nostri antenati potevano reagire all'attacco di un grosso animale. In particolare, hanno ricreato delle picche con punte di pietra affilate tipiche della cultura Clovis, scoperte un secolo fa nel Nuovo Messico e molto diffuse nelle comunità del Nord America durante l'era glaciale. Grazie a una piattaforma di test appositamente realizzata, gli archeologi hanno misurato la forza che queste armi potevano sopportare prima del distacco della punta e della rottura dell'asta. "Il tipo di energia che puoi produrre con il braccio umano non è per niente simile al tipo di energia generata da un animale che carica: è un ordine di grandezza diverso", spiega l'antropologo Jun Sunseri. Per questo motivo le picche conficcate nel terreno con la giusta angolazione risultavano più efficaci delle lance scagliate a mano, giustificando la loro complessa e dispendiosa realizzazione.
F.Müller--BTB