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Un collirio vivente per riparare danni alla cornea
Fatto di batteri che rilasciano una sostanza antinfiammatoria. Bene i test sui topi
Realizzato un collirio vivente capace di riparare i danni alla cornea: al suo interno ci sono batteri che vivono normalmente nella palpebra, modificati in modo da produrre una sostanza antinfiammatoria. A svilupparlo e testarlo sui topi è la ricerca guidata da Anthony St. Leger, dell'Università di Pittsburgh, pubblicata sulla rivista Cell Reports. "Questa è la prima dimostrazione che un microrganismo che vive sulla superficie oculare può essere modificato geneticamente per rilasciare un farmaco che migliora la salute degli occhi", ha detto St. Leger. "Un traguardo - ha aggiunto - che apre le porte all'idea di una 'medicina vivente' per l'occhio: qualcosa che si applica una volta sola e rimane, protegge e aiuta il tessuto a guarire". Chiave di tutto è l'innocuo batterio Corynebacterium mastitidis, che è stato geneticamente modificato in modo da produrre la citochina interleuchina 10. Sperimentata nei topi, la nuova tecnica ha favorito la guarigione della cornea dopo una lesione. Generalmente i farmaci usati nei tradizionali colliri riescono ad avere un'efficacia molto limitata nel tempo perché le lacrime puliscono continuamente l'occhio, eliminando il farmaco. Questo obbliga a ripetere più volte l'applicazione dei colliri nel corso di una giornata. Sebbene promettente, la tecnologia è ancora in fase iniziale di sviluppo e adesso la ricerca si dovrà concentrare sullo sviluppo di 'interruttori' capaci di rimuovere o disattivare in modo sicuro e affidabile i batteri quando non sono più necessari. Solo superando queste limitazioni, dicono i ricercatori, si potrà poi pensare a sperimentare la terapia anche negli esseri umani.
J.Horn--BTB