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Blue Origin promette che tornerà a volare entro la fine del 2026
Dopo l'esplosione del razzo New Glenn in un test a terra, danni meno gravi del previsto
Dopo l'esplosione del razzo New Glenn durante un test a terra, avvenuta nella notte tra 28 e 29 maggio sulla piattaforma di lancio 36 della base spaziale di Cape Canaveral in Florida, la Blue Origin di Jeff Bezos promette che tornerà a far volare il suo razzo entro la fine del 2026. I danni causati dall'incidente sembrano, infatti, essere meno gravi del previsto e riparabili velocemente: una buona notizia per il programma Artemis della Nasa, che per la missione pianificata per il 2027 dipende dalla capacità di Blue Moon e di SpaceX di lanciare i loro lander lunari per effettuare un rendezvous con la capsula Orion. L'amministratore delegato dell'azienda di Bezos, Dave Limp, ha affermato in un post su X che i serbatoi di propellente della piattaforma di lancio hanno resistito all'esplosione senza subire danni, così come un hangar di lavorazione nelle vicinanze. "La grande torre di sostegno, invece, è danneggiata - ha scritto Limp - ma può essere riparata sul posto anziché demolita e sostituita". È andato distrutto anche il macchinario usato per trasportare e mettere in posizione verticale il razzo, ma la Blue Origin stava già lavorando per sostituirlo: "Da tempo stavamo già lavorando all'eliminazione della nostra macchina a favore di una capacità di assemblaggio del razzo alternativa - ha aggiunto Limp - e ora passeremo direttamente a quella. Torneremo a volare prima della fine dell'anno. Gradatim Ferociter". L'espressione latina, che significa 'passo dopo passo, con ferocia', è il motto ufficiale della compagnia aerospaziale. Le cause dell'esplosione non sono ancora state rese note, ma la promesse di riprendere i voli entro breve tempo sembra suggerire che il problema non sia una grave difetto di progettazione dei motori BE-4, che richiederebbe parecchi mesi per essere corretto e testato. Questa sarebbe una buona notizia anche per la United Launch Alliance, partnership tra Boeing e Lockheed Martin, che utilizza gli stessi motori sul suo nuovo razzo Vulcan.
O.Krause--BTB