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Preoccupa lo strumento che fa sembrare umani i testi scritti dall'IA
Esperto: 'Bisogna capire se aumenta la nostra capacità di lavoro o ce la fa perdere'
Sta suscitando preoccupazione l'arrivo di un nuovo strumento che 'umanizza' i testi scritti dall'Intelligenza Artificiale, eliminando espressioni e costrutti tipici dell'IA. Mentre alcuni ne sono entusiasti e affermano che sia un valido aiuto soprattutto per coloro che si trovano a scrivere in una lingua che non è la loro, per altri rappresenta una minaccia che potrebbe spingere i ricercatori a comportarsi in maniera poco etica non dichiarandone l'utilizzo. Come illustra la rivista Nature sul suo sito, lo strumento rilasciato il 20 giugno scorso e sviluppato da Jie Ding, ricercatore dell'Università del Minnesota a Minneapolis, è pensato specificatamente per la scrittura di articoli scientifici e richieste di finanziamento. "Bisogna capire se questi strumenti aumentano la nostra capacità di lavoro, oppure ce la fanno perdere", dice all'ANSA Andrea Orlandini, primo ricercatore presso l'Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche e presidente dell'Associazione Italiana per l'Intelligenza Artificiale. "L'IA è bravissima a ottimizzare tante cose, ma poi ci vuole qualcuno che controlli il risultato, se deleghiamo tutto perdiamo il controllo delle cose. Devono essere strumenti di supporto - continua Orlandini - non devono sostituirci". L'IA sta andando sempre più in aiuto dei ricercatori nella stesura di articoli, domande di fondi e revisioni. "Lo strumento non deve essere demonizzato - commenta Orlandini - l'importante è che il suo uso venga dichiarato in maniera trasparente". A questo proposito, il 2 agosto prossimo entrerà in vigore l'articolo 50 dell'AI Act europeo, che introduce obblighi di indicare chiaramente testi e altri contenuti generati con l'IA. "Ormai si pensa che quasi il 50% dei contenuti che circolano sul web siano prodotti con l'IA - conclude Orlandini - e questo pone un serio problema per il fact-checking: se cerchiamo su Internet conferme alla veridicità dei fatti, troviamo contenuti che potrebbero non essere affidabili".
H.Seidel--BTB