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Super mini topi in grado di vivere a 7.000 metri di altitudine
Adattamenti metabolici e genetici unici per affrontare ambienti estremi
Vive a 7.000 metri di altitudine, sulle Ande, il minuscolo topo dalle orecchie a foglia (Phyllotis xanthopygus), in un ambiente caratterizzato da temperature costantemente sotto zero, livelli di ossigeno estremamente bassi, scarsità d'acqua e vegetazione quasi o del tutto assente. La scoperta, descritta su Science dai ricercatori della McMaster University, spinge a riconsiderare i limiti della vita sulla Terra. In precedenza, si riteneva, infatti, che i mammiferi potessero sopravvivere solo fino a circa 5.500 metri di altitudine, ovvero all'incirca l'altezza dei più elevati insediamenti umani permanenti. Confrontando esemplari provenienti dalle alte quote con quelli di altitudini inferiori è emerso che la sopravvivenza in queste condizioni non dipende da un singolo adattamento ma da una combinazione di cambiamenti a livello dell'intero organismo. In pratica hanno sviluppato una serie di adattamenti metabolici e genetici unici, tra cui una sorprendente capacità di neutralizzare le tossine di piante velenose, per affrontare ambienti estremi. "Rispetto ai loro simili di bassa quota - afferma McClelland, coautore dello studio assieme a Graham Scott, entrambe docenti del Dipartimento di Biologia - i topi d'alta quota si sono dimostrati più capaci di mantenere il calore corporeo e mostravano una maggiore attività sia a livello muscolare sia nel tessuto adiposo bruno (responsabile della termogenesi). Ciò riflette una capacità superiore di mantenere il calore corporeo nonostante la carenza di ossigeno". Non solo: a livello cellulare, il loro tessuto muscolare ricorda quello degli atleti di resistenza. "Assomigliano più a maratoneti che a velocisti. - spiega Scott - Le loro cellule muscolari sono ricche di mitocondri, che consentono loro di sostenere attività che generano calore per periodi prolungati". Infine, a quote così elevate, il cibo scarseggia e questi topi hanno hanno iniziato a nutrirsi di licheni e semi o insetti trasportati dal vento. Le analisi genetiche hanno inoltre rivelato che hanno sviluppato mutazioni nei geni coinvolti nel metabolismo del cibo e sono in grado di neutralizzare composti vegetali che normalmente risulterebbero tossici.
M.Odermatt--BTB