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Il cervello può autoripararsi meglio di quanto si pensasse
Meccanismo osservato nei topi, potrebbe essere attivato dopo una lesione o una malattia
Il cervello è in grado di autoripararsi meglio di quanto si pensasse finora: in seguito a una lesione o una malattia autoimmune, dove i globuli bianchi attaccano i neuroni stessi, ci sono alcune cellule specializzate che hanno il compito di ripopolare l'area danneggiata e ricreare una rete funzionale generando nuove cellule e inviandole. Queste sono state osservate per la prima volta nel cervello di topi, nello studio pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience e guidato dall'Università di Zurigo. La scoperta potrebbe aprire a vie per attivare in maniera selettiva questo meccanismo, in modo da riparare più efficacemente il tessuto danneggiato. "I risultati del nostro studio - afferma Bruno Weber, che ha coordinato la ricerca - rivelano una capacità finora sconosciuta del cervello adulto di ripararsi autonomamente. Siamo riusciti a identificare numerosi geni e vie di segnalazione che vengono attivati temporaneamente durante la riparazione. In futuro - prosegue - potrebbero fungere da punti di partenza per influenzare i processi di rigenerazione". Nel cervello, oltre ai neuroni, sono presenti in grandi quantità anche cellule di supporto come gli astrociti, dalla tipica forma a stella. Questi svolgono funzioni vitali: forniscono nutrienti ai neuroni, aiutano a regolare il flusso sanguigno e mantengono in salute il tessuto cerebrale. Per molto tempo si è pensato che, quando gli astrociti vanno persi, il cervello adulto non possa rimpiazzarli completamente, ma non è così: gli autori dello studio hanno identificato, nel cervello di topi vivi, un gruppo specializzato di astrociti che si attivano proprio intorno all'area danneggiata. Queste cellule non si limitano a dividersi per rimpiazzare gli astrociti distrutti: usano i loro caratteristici prolungamenti per inviare le cellule figlie anche su lunghe distanze all'interno della zona lesionata. In questo modo, non solo la ripopolano, ma ricostituiscono anche la rete di supporto fondamentale per i neuroni.
R.Adler--BTB