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Iraniani uccisi da regime o da bombe nessuna differenza
Così regista iraniana al Bifest per A War on Women
(di Francesco Gallo) "Non è certo bello per dei giovani iraniani scesi in strada a gennaio morire in 25.000 uccisi dal regime, ma se viene poi qualcun altro e continua ad ucciderli, la differenza è poca no?". Così la regista iraniana Raha Shirazi, oggi al Bifest per presentare il suo documentario 'A War on Women',dà una sua personale ma credibile lettura del perché le speranze di Donald Trump di un sollevamento interno del Paese siano state disilluse. "Siamo in un momento particolare per l'Iran perché da una parte ovviamente c'è un regime sanguinario e dall'altra c'è chi è arrivato qui e non si sa davvero se vuole risolvere il problema di questo Paese o meno - continua- . Ora è comprensibile che il popolo che da 47 anni chiede al mondo occidentale aiuto senza essere mai ascoltato possa avere delle remore. Certo nessuno vuole vivere dentro una guerra, ma non è affatto chiaro se chi è arrivato in Iran sia venuto davvero per liberare gli iraniani". Per quanto riguarda 'A War on Women' della Shirazi, regista iraniana-canadese nata a Teheran e che da anni vive a Roma, è un docu composto da suggestive immagini di repertorio che raccontano puntualmente ben quattro generazioni di donne che hanno sfidato il regime degli Ayatollah e il controllo imposto da questa teocrazia sui loro corpi e sulle loro vite. E questo ovviamente mettendo anche a confronto l'Iran molto civile e moderno dello Scia di Persia travolto dalla rivoluzione islamica nel 1979. "Con questo film volevo mostrare quanto sia antica la storia delle donne iraniane femministe e parlare finalmente di questa storia di cinquant'anni di lotta. Abbiamo comunque cercato di avere testimonianze da donne che fanno un lavoro diverso e che vengono da altrettante classi sociali. E questo per far vedere che questo movimento, questo lotta non succedeva solo dentro un certo gruppo". Troviamo così nel docu le storie di Nika, Sarina, Hananeh, Aida, Amini, Mehrshad, uccise solo perché volevano essere libere, senza veli sulla testa, e vivere una vita normale. Tra queste la storia di Leyla, venduta dalla madre a otto anni a un uomo che ne aveva sessanta, una bambina che non andò mai un giorno a scuola, costretta a prostituirsi e il fine settimana, quando tornava a casa dal bordello, veniva violentata dai fratelli. Una storia che finì in tribunale, il giudice condannò i fratelli a 74 frustate e lei a morte, «in quanto ammise il crimine» . Questo film da non perdere prodotto da Rosamont, Doppio Nodo Double Bind, Eolo Film Productions, Minerva Pictures, Luce Cinecittà con Rai Cinema verrà a breve distribuito nelle sale italiane da Filmclub Distribuzione.
M.Furrer--BTB
