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Ai David il docu-film su Rossellini, bocciato ai selettivi
La regista Ilaria De Laurentis: "Con questo lavoro ci siamo rovinati"
Finalista ai David di Donatello, nella categoria Miglior Documentario, quindi come regista del docufilm 'Roberto Rossellini - Più di una vita', Ilaria de Laurentiis lancia il suo grido di allarme. Per produrre il film ha potuto contare solo sulle forze della piccola società di produzione indipendente costituita con suo marito Raffaele Brunetti: il progetto è stato infatti bocciato per tre volte e non ha ricevuto i contributi pubblici della Commissione Selettivi. E se mai dovesse aggiudicarsi il premio l'unica cosa che si sentirebbe di dire alla cerimonia sarebbe: "con questo film ci siamo rovinati!". Il film, realizzato anche con Andrea Paolo Massara, è un grande ritratto Roberto Rossellini, figura centrale del cinema del Novecento. Attraverso materiali d'archivio e testimonianze, ripercorre la sua carriera, dal neorealismo alle sperimentazioni televisive, restituendo la complessità di un autore che ha ridefinito il linguaggio cinematografico e il rapporto tra cinema e realtà. "Con Raffaele Brunetti, che è mio marito, abbiamo una piccola società indipendente che produce documentari da più di trent'anni e, così come è avvenuto per il documentario su Regeni, abbiamo cercato di ottenere il contributo del fondo selettivi del ministero. Che poi non è mai arrivato. Abbiamo iniziato a lavorare a questo film fiduciosi che una figura come Roberto Rossellini potesse essere riconosciuta come meritevole di un documentario e abbiamo iniziato a investire i nostri soldi in questo film. La Rai è entrata nel progetto, fortunatamente, e anche la televisione tedesca Zdf. Quindi a un certo punto abbiamo dovuto consegnare il film a loro. Abbiamo dovuto anticipare con i nostri soldi l'acquisto del materiale degli archivi e teniamo presente che il nostro film è 100% archivi" racconta De Laurentis. "Gli archivi sono in 50 paesi del mondo, vengono dal Canada, dall'Inghilterra, molto dalla Francia, anche dalla Svizzera Francese, anche dall'Italia e anche dall'Istituto Luce. Morale, per consegnare il film ai nostri unici coproduttori, abbiamo dovuto anticipare dei soldi per finire il film. Eravamo fiduciosi che alla terza volta sarebbe finalmente arrivato questo contributo". Ma così non è stato. "E noi, che siamo una piccola società indipendente che negli anni ha faticato, seppure con grande passione, a produrre documentari, anche con un certo successo, adesso ci troviamo in una situazione in cui abbiamo difficoltà ad andare avanti. Io davvero non so come andremo avanti. E questo mi rattrista molto". Anche perché, al contrario, "sono stati finanziati alcuni documentari che hanno preso anche due milioni di euro. Ma che non sono finalisti al David di Donatello. Che non parlano di cultura italiana, che non hanno avuto un riconoscimento del pubblico come noi alla festa del cinema di Roma. Che non hanno vinto il Nastro d'argento, quindi un riconoscimento dei critici cinematografici, come abbiamo vinto noi. E che non stanno facendo il giro del mondo, come sta facendo il nostro documentario, che tra l'altro ci è stato chiesto dal ministero degli Esteri a rappresentare l'Italia. Non intendo sindacare sugli altri progetti che hanno ricevuto sostegno ma trovo tutto questo terribilmente contraddittorio". Quindi se mai dovesse essere premiata al David cosa direbbe? "Che con questo film ci siamo rovinati...".
S.Keller--BTB