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Totopalma tra Hamaguchi, Zvyagintsev e Almodovar
Attori favoriti, Javier Bardem, Virgini Efira e Sandra Huller
(di Francesco Gallo) In un'edizione, la 79/a del Festival di Cannes, di livello medio alto ma forse senza un grande capolavoro, c'è un film che mette d'accordo un po' tutti ed é 'All of a Sudden' del regista giapponese Ryūsuke Hamaguchi. Tra le teste di serie troviamo anche: 'Fatherland' di Pawel Pawlikowski, 'Minotaur' di Andrey Zvyagintsev, 'Paper Tiger' di James Gray e, infine, molto sostenuto dai francesi 'Notre salut' di Emmanuel Marre. Tra le sorprese ci potrebbe essere 'Hope' di Na Hong-jin, ma in questo sono solo un po' di parte. Intanto Hamaguchi: nel suo film ci sono capitalismo, fragilità umana, declino demografico, fine vita in un mondo a sua volta votato all'autodistruzione. E questo sullo sfondo di un'amicizia filosofica, colta e tenera tra due donne intellettuali: Virginie Efira (potrebbe correre per la Palma), direttrice di una casa di cura nella periferia di Parigi e Tao Okamoto, regista teatrale giapponese, molto filosofa e devota al metodo Basaglia. Ma il film forse più potente e che potrebbe avvalersi anche del sostegno politico anti-Putin da parte della giuria è 'Minotaur' con protagonista un omicidio cruento sullo sfondo della Russia corrotta e violenta di oggi. Un bel thriller dallo stile austero e dal passo lento. Zvyagintsev dimostra che tutto è possibile in Russia se sei un potente, anche buttare un cadavere dal balcone di casa. La protagonista, Iris Lebedeva, è così bella che ti dimentichi poi che è anche brava. 'Fatherland' di Paweł Pawlikowskiil, ritorno in patria b/n dello scrittore tedesco Thomas Mann e di sua figlia Erika (Sandra Hüller, possibile Palma) . A bordo di una Buick nera guidata da Erika, i due nel 1949 attraversano un Paese ormai diviso e pieno di rovine ed è lei la donna forte che gestisce un padre ingombrante e anche un po' narciso. 'Paper tiger' di James Gray con Adam Driver e Miles Teller, due fratelli che più diversi non potrebbero essere. Entrambi cresciuti nel mito del "sogno americano" che però si infrange di fronte alla dura realtà della mafia russa. 'Notre salut' di Emmanuel Marre, storia di un funzionario piccolo piccolo che si è fatto spazio grazie al suo libro in un governo di Vichy carente di quadri, è un film, molto sostenuto dai critici francesi, che deve molto alla bravura da Palma del suo protagonista Swann Arlaud. Miglior attore? È un coro per Javier Bardem, padre distratto in 'El ser querido' di Rodrigo Sorogoyen. 'Hope' due ore e quaranta di adrenalina pura, ritmo e poesia firmata di Na Hong-jin, sudcoreano, proprio come il presidente giuria Park Chan-wook, è uno 'strano animale' pieno di mostri ed astronavi odiato dai critici europei e amato dagli americani. Speriamo abbiano ragione quest'ultimi. Infine, ecco le preferenze di tre critici italiani: Paolo Mereghetti (Corsera); Alberto Crespi (La Repubblica) e Mauro Donzelli (ComingSoon.it). Per Mereghetti "Almodovar, Pawlikowski e Amaguchi sono i tre film che mi piacciono di più, ma va detto che per Almodovar ho un debole" Dice Crespi: "La mia personalissima Palma d'oro va ad Amaguchi, ma ho amato molto 'Notre Salut' e 'Fatherland". Infine Donzelli: "Quelli che preferisco sono: 'El ser querido' di Rodrigo Sorogoyen, 'Fatherland', Fjord di Cristian Mungiu e Amaguchi, ma penso anche che Minotaur potrebbe avere più chance anche per ragioni di impatto politico".
G.Schulte--BTB
