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Pappano, 'suonare a Tel Aviv? Distinguere tra governo e popolo israeliano'
Il ritorno a Roma per tre concerti a Santa Cecilia: "Qui mi sento a casa"
(di Luciano Fioramonti) Suonare a Tel Aviv? "Adesso andare in qualsiasi città in quella zona è pericoloso e io non ci vado. Il gesto di Zubin Mehta è molto forte perché lui è stato lì per più di quarant'anni e ha un problema con il governo di Israele. Voglio dire solo questo: dobbiamo stare molto attenti a distinguere tra il governo e il popolo israeliano". Antonio Pappano accetta di rispondere in merito alla scelta del direttore d'orchestra indiano di cancellare tutti gli impegni del 2026 con la Israel Philharmonic Orchestra in polemica con il governo di Netanyahu sulla questione palestinese. "Ho avuto un legame molto stretto con la Israel Philharmonic Orchestra negli anni passati - spiega Pappano ai giornalisti durante una pausa delle prove con l'orchestra di Santa Cecilia -. Sono stato il primo direttore invitato negli anni 1995-1997, ma da allora non sono più tornato non per ragioni politiche ma per impegni altrove. Mi hanno invitato centomila volte…". Sir Tony in questi giorni è a Roma per tre concerti con la 'sua' orchestra, con la quale ha condiviso 18 anni di vita e spettacoli fino al 2023 e da allora ne è il direttore emerito. Il 28 e 29 maggio alle 20 e il 30 alle 18 nella sala grande dell'Auditorium Parco della Musica proporrà il Concerto per violino n. 2 di Karol Szymanowski, capolavoro del 1933, con il solista Leonidas Kavakos, e la Sinfonia n. 9 'La Grande' di Franz Schubert. Come è stato il suo secondo incontro di stagione con i musicisti? "Ho avuto un'accoglienza estremamente commovente da parte dell'orchestra - dice - C'è un gran calore. Qui sono in famiglia, non c'è nulla da fare. Stiamo facendo un lavoro serio con una sinfonia enorme e bella, ma che ci coinvolge tutti e dobbiamo essere davvero al meglio. Se riusciamo a provare con l'amore e il rispetto che ho sentito oggi possiamo ottenere un risultato che vale il prezzo del biglietto". Pappano a Londra sta lavorando a un repertorio di musica inglese, americana e italiana. "Quando mi allontano è molto importante per me avere l'opportunità di fare brani classici. Schubert, Mozart, Beethoven mi mancano un po'. Con un'orchestra come questa che ha la capacità di suonare in modo molto elegante frutto della scuola italiana è tutto strong, ma allo stesso tempo leggero. Il pezzo di Szyimanowsky, scelto da Kavakos, è in completo contrasto. È una scoperta anche se è un mondo che conosco molto bene". Che effetto fa esibirsi in sale da concerto a volte molto diverse tra loro? "Orchestra e direttore devono adattarsi alla situazione contingente. Accade in tournée dove ogni sera siamo in una sala diversa. Dobbiamo cercare di sedurre qualsiasi teatro e sala da concerto. A volte devi cambiare radicalmente il modo in cui suoni ma si fa, ancora di più quando sei sul palco con i cantanti". Le manca l'opera? "Due settimane fa a Copenaghen ho fatto Macbeth in forma di concerto con un cast strepitoso. Un mese e mezzo fa Sigfried, poi a Londra farò Tristano con la London Symphony, a gennaio Il Crepuscolo degli Dei e la Gioconda al Covent Garden. Il problema è decidere dove fare l'opera. Al Covent Garden dove sono stato 22 anni mi sento a casa". Il maestro anglo-italiano spende parole di elogio per l'orchestra dell'Accademia Nazionale. "È in gran forma. Trovo sempre affascinante il suo suono. Non mi importa se dipende dal direttore, dalla sala o dai musicisti, ma il fatto che l'orchestra abbia un suono particolare, diverso dalle altre orchestre. Oggi c'è una certa omogeneità tra le compagini. Questa orchestra ha il suo suono e sono fiero di averlo sviluppato insieme con tanto repertorio. Il carattere italiano c'è e questo mi dà una enorme soddisfazione". Anche la Sinfonia 'La Grande' è un nuovo banco di prova in questo senso. "All'orchestra ho detto: la nostra artigianalità deve essere indirizzata verso l'architettura. È un pezzo da architetti, non è solo musica. Ci sono punti dove bisogna decidere da che parte andare. Non bisogna essere impazienti e aspettare il momento giusto. Si sono sorprese incredibili ma bisogna avere una strategia senza abbandonarsi al feeling e all'espressione. Qui sta la sfida". Maestro, che cosa fa quando è a Roma? "Con mia moglie abbiamo amicizie molto importanti. Visite e cene, quello è lo stress, altro che i concerti… Stasera un gruppo di orchestrali ha organizzato una cena per me. In tournée anch'io ne ho organizzate tante per loro. È uno scambio bellissimo e raro. In Inghilterra è molto più complicato perché tutti vivono molto lontano".
O.Lorenz--BTB