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Hollywood festeggia Marilyn, grande mostra per i 100 anni della diva
All'Academy Museum apre 'Marilyn Monroe: Hollywood Icon', fino al 28 febbraio
(di Lucia Magi) Solo un occhio di bue a illuminarla al centro della stanza. Sembra ancora lì. Con le braccia spalancate, come stesse offrendo se stessa al mondo e insieme accogliendo ciò che il mondo le restituisce: amore, applausi, ferite e diamanti, che, come cantava, sono i migliori amici di ogni giovane donna. La diva bionda non c'è, ovvio. Ma c'è il suo abito, quello rosa shocking disegnato da William Travilla per il celebre numero musicale di "Gli uomini preferiscono le bionde", al centro della mostra "Marilyn Monroe: Hollywood Icon", aperta dal 31 maggio al prossimo 28 febbraio all'Academy Museum di Los Angeles. Il primo giugno ricorrono infatti i cento anni dalla nascita di Norma Jeane, diventata in appena 17 anni di carriera (più di 20 film per incassi superiori ai 200 milioni di dollari dell'epoca) un'icona pop osannata in tutto il mondo. Attorno a quel vestito si sviluppa un percorso che cerca di raccontare non solo il mito, ma anche una giovane che seppe costruire con intelligenza e dedizione la propria immagine. "Marilyn era una donna complessa. Amava leggere, l'arte e il cinema, era un'artista davvero creativa", spiega Sophia Serrano, curatrice del museo, presentando la monografica alla stampa. "Spero che questi pezzi raccontino come lei stessa, sempre in bilico tra vulnerabilità e determinazione, ha plasmato e tenuto in pugno la sua immagine pubblica". La retrospettiva riunisce centinaia di oggetti che l'attrice conservò nel corso della vita: lettere, contratti, ricevute, ritagli di giornale, libri della sua biblioteca personale e copioni annotati con una grafia minuta fino a riempirli all'inverosimile. "Marilyn teneva tutto e si aggrappava alle sue cose. Per questo avevamo moltissimo materiale tra cui scegliere per dare forma alla sua storia", osserva la curatrice. Molti dei pezzi esposti sono visibili al pubblico per la prima volta. Tra gli oggetti più curiosi figurano le scarpe del matrimonio con Joe DiMaggio, una lettera di scuse della potente giornalista di gossip Hedda Hopper e alcuni prodotti del suo rituale di bellezza, inclusa una maschera utilizzata per affinare i lineamenti del viso. Grande spazio ai costumi più celebri della sua filmografia, tra cui quelli indossati in "Niagara", "Fermata d'autobus" e "Quando la moglie è in vacanza": sì, proprio quello bianco che le lascia scoperte le gambe sollevandosi al passaggio della metropolitana sotterranea). "Era molto intelligente nella scelta degli abiti. Era la star della Fox per il Cinemascope e non le piaceva come certe silhouette apparivano sullo schermo. Non indossava mai abiti con la linea a 'A' perché riteneva che l'effetto fosse poco lusinghiero. Sapeva come controllare, modificare e gestire la sua immagine", spiega Serrano. L'esposizione affronta anche il rapporto complesso tra la diva e la stampa e mette in luce la sua battaglia per ottenere ruoli più profondi e articolati in una Hollywood che tendeva a relegarla alla sola immagine di bomba sexy. "Anche se la sua storia ha avuto una fine tragica, molte persone la vedono come un simbolo di resilienza - è convinta Serrano - Una donna che seppe impuntarsi per affermare il proprio valore contro le macerie del suo passato e i pregiudizi di un'industria dominata da uomini". Adesso che sono passati più di sessant'anni dalla sua morte, l'istituzione più importante di Hollywood tira fuori dai magazzini i pezzi che ricompongono la vita complessa, per nulla facile, ma luminosissima, della prima diva globale.
R.Adler--BTB