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Marco Bechis, 'Ritorno a Buenos Aires per parlare dell'oggi'
In concorso a Venezia il film con protagonista Adriano Giannini
(di Francesco Gallo) Tra i tanti meriti di 'Ritorno a Buenos Aires' di Marco Bechis, che passa oggi in concorso per l'Italia alla Mostra del Cinema di Venezia e arriva in sala dal 17 settembre con Fandango, non c'è solo quello di mettere in campo una pagina tragica di storia già affrontata dal regista trent'anni prima, ma anche di regalare ad Adriano Giannini un ruolo straordinario e difficile che da tempo meritava. Non solo, il regista di 'Garage Olimpo' con quest'opera mostra come i danni della guerra siano anche più terribili con il passare del tempo. Siamo a Buenos Aires nel 2008. Dopo trentatré anni trascorsi in Italia Mariano Guerra (Giannini) torna in Argentina per testimoniare al processo contro gli ex militari che lo sequestrarono, torturarono e resero schiavo durante la dittatura militare. Il ritorno a Buenos Aires, insieme ad altre vittime come lui di quell'epoca storica, non è certo una gita scolastica: vengono ospitati in alcuni locali adattati del ministero della Giustizia con tanto di bagno in comune, e poi c'è molta tristezza, paura e dubbio tra i suoi compagni, uomini e donne. Il fatto è che l'occasione costringe tutti loro a confrontarsi con un periodo della loro vita che hanno tentato di rimuovere. Ma la prova più difficile è testimoniare i crimini subiti alla presenza massiccia dei loro aguzzini, davanti ai loro sguardi e con il rischio anche di venire contestati e incriminati. "Torno in Argentina cinquant'anni dopo con una storia che non è la mia, ma che nasce da una ferita che conosco. Anch'io sono stato sequestrato durante la dittatura argentina, ma Mariano non sono io. Ho scelto la finzione perché a volte è l'unico modo per avvicinarsi a una verità che la memoria, da sola, non riesce a raccontare. Tornare a quegli anni sì, ma con l'urgenza di considerare l'oggi in Europa, nel mondo e quanti sono i sopravvissuti di Gaza, dell'Ucraina o dei Paesi in conflitto dell'Africa e quanti, pochi, riescono a essere testimoni: il percorso che va dal sopravvissuto che diventa testimone di fronte a un tribunale legittimo che condanna poi i crimini di guerra, questo è quello che volevo raccontare". "Un ruolo difficile - riflette Giannini -, colmo di conflitti, paure, vergogna e senso di colpa, ma avevo a disposizione Marco, che questa materia la conosce molto bene e il suo sguardo, i suoi occhi sono stati la mia porta di accesso al personaggio. Bechis ci ha obbligato a liberarci di qualsiasi maschera e costruzione e di cercare una verità di comunicazione fra di noi che è stata poi la nostra rete di protezione". E ancora il regista, a proposito dell'attualità del film: "Parliamo di Gaza, dei Paesi in conflitto in Africa, ma quanti di questi sopravvissuti sono riusciti a fare il salto a diventare testimoni? E poi i testimoni servono a cosa? A processi per condannare i colpevoli di questi tribunali, e dove sono i tribunali? Quindi mi interessava anche l'attualità di questa piccola storia argentina che sembra un piccolo passaggio di un sopravvissuto che diventa testimone, ma ci ha messo trent'anni per fare questo passaggio. E questo racconta il film". Nel cast: Ana Celentano, Verónica Gerez, Olivia Nuss, Adrián Fondari, Paula Cohen, Marcelo Chaparro.
R.Adler--BTB
