Berliner Tageblatt - Sfila Schiaparelli, il surrealismo contagia il pret à porter

Sfila Schiaparelli, il surrealismo contagia il pret à porter
Sfila Schiaparelli, il surrealismo contagia il pret à porter

Sfila Schiaparelli, il surrealismo contagia il pret à porter

Daniel Roseberry riflette sul tema dell'identità del marchio

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(di Patrizia Vacalebri) Con la sfilata a Parigi della nuova collezione di pret à porter femminile di Schiaparelli, il direttore creativo, lo stilista texano Daniel Roseberry, ha aperto un nuovo capitolo della maison. Non si tratta di una semplice rilettura dell'eredità stilistica di Elsa Schiaparelli, ma della prosecuzione di un dialogo tra passato e presente, tra radici texane e tradizione sartoriale francese, nel quale il surrealismo resta il protagonista e la sperimentazione continua a essere lo strumento per proiettarlo nel futuro. Per Schiaparelli, tuttavia, il tema resta soprattutto quello dell'identità. A quasi un secolo dalla fondazione della maison, Roseberry ha messo in campo un linguaggio contemporaneo, trasformando il surrealismo in una piattaforma per sperimentare forme, materiali e proporzioni. La nuova collezione s'inserisce così in un percorso nel quale il prêt-à-porter e l'alta moda procedono su binari differenti ma complementari. Da una parte la libertà creativa della couture, dall'altra la necessità del ready-to-wear di costruire un guardaroba concreto, per un settore, quello della moda, che vale, ricorda Roseberry, 3000 miliardi di dollari. Due dimensioni che convergono nella stessa idea di Schiaparelli, quella di una moda capace di superare la funzione dell'abito per diventare immagine, storia e materia. La collezione si serve dunque di capi sciolti, separati, abbinabili. Gli abiti e le scollature della couture sono stati scomposti e sono diventati top, tute, pantaloni da combinare liberamente. Per rendere tutto più naturale, la palette è stata ridotta al nero Schiap, all'osso e al burro, con pochi, decisi tocchi di colore, come il rosa schoking. Ne è nato una sorta di "kit" modulare per costruire il guardaroba: ha tutta la forza e l'impatto grafico della couture, ma possiede una leggerezza che lo rende più generoso e, soprattutto, più libero. Sfilano orli a lattuga, aperture asimmetriche e forme più fluide. Le ruches in pelle e lino s'ispirano alle tende originali che, ai tempi di Elsa, rivestivano le finestre del secondo piano dell'atelier di Place Vendôme. I ricami sono intricati motivi vegetali e piume che compaiono su camicie trasparenti, spostando l'ornamento dai tessuti più preziosi della couture, come seta e velluto, verso qualcosa di quasi impalpabile, leggero e trasparente. Il ricamo vegetale compare anche in una delle otto versioni della classica giacca Schiap, reinterpretata in una nuova palette di colori tratta dagli archivi: blu martin pescatore, verde muschio e rosa salmone. Infine, la maglieria è forse la vera protagonista di questa collezione. Una maglia trasparente in viscosa riprende un tessuto sviluppato da Elsa. La tecnica del broderie anglaise compie il viaggio dalla couture al prêt-à-porter: qui il linguaggio dell'alta moda può finalmente dilatarsi e persino allacciarsi alla moda di tutti i giorni.

W.Lapointe--BTB