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"Kobe for ever", 5 anni senza il sorriso del Black Mamba
Gli Usa, e anche l'Italia, ricordano il fenomeno dei LA Lakers
(di Alessandro Castellani) Sono già cinque anni senza Kobe, ma Bryant è sempre nel cuore di chiunque ami il basket, e non solo. Quel maledetto 26 gennaio 2020 in cui a Calabasas, in California, cadde l'elicottero su cui si trovavano l'ex fuoriclasse dei Lakers e sua figlia Gianna, se n'è andato via un mito, l'uomo che più di ogni altro, e LeBron James non si offenda, si è avvicinato alle leggenda di Michael Jordan. Il quale, un mese dopo, pianse a dirotto ricordando, durante il 'Kobe Memorial', quel giocatore 15 anni più giovane di lui per il quale, anche per l'insaziabile sete di vincere e la voglia di perfezionarsi, lui, 'Air', era sempre stato il modello. Jordan e Bryant riuscirono anche a sfidarsi, in campionato e nell'All Star Game. Quel giorno, uno con canottiera bianca n. 23 dell'Est e l'altro con quella rossa n.8 dell'Ovest, ci fu il passaggio delle consegne tra chi aveva vinto 6 anelli e chi ne vincerà alla fine 5. Ma Bryant, cresciuto in Italia al seguito di papà Joe e con Reggio Emilia (che nel 2021 gli ha intitolato una piazza, 'Largo Kobe e Gianna Bryant', e domani lo commemorerà con un triangolare fra giovanili) e la costiera amalfitana nel cuore, anche Capri visto che diede il nome dell'isola a una delle sue figlie, era diventato a sua volta un idolo e per questo molti campioni della Nba di oggi lo ricorderanno. Come Jayson Tatum dei Boston Celtics, che definì Kobe "il mio mentore" e ha tatuato sulla gamba sinistra il n. 24 che il Black Mamba portava nei Lakers. Ora giocherà con un polsino gialloviola con sempre il 24 sopra, mentre ai Giochi di Parigi e prima ancora a quelli di Tokyo ha indossato la canottiera numero 10 degli Usa sempre in onore di Kobe, che l'aveva utilizzata nelle Olimpiadi vinte a Pechino e Londra. Kevin Booker dei Suns vorrebbe invece giocare con le scarpe autografate che Kobe gli donò dopo una partita quando l'asso di Phoenix era un 'rookie', con la dedica "Diventa una leggenda". A Los Angeles sono invece cominciati i pellegrinaggi degli appassionati verso la statua che i Lakers gli hanno eretto davanti alla Crypto.com Arena (l'ex Staples Center) e i tanti murales dedicati a quel fenomeno amato perfino dai tifosi delle squadre avversarie, basti pensare a come Kobe venne accolto su ogni campo della Nba durante la sua 'ultima danza', l'ultima stagione agonistica prima del ritiro. Ora, cinque anni dopo quella tragedia che ha privato il mondo di una stella, Kobe che voleva ispirare la gente a cercare di dare sempre il meglio è diventato l'ispirazione di chi vuole fare strada non solo nel basket, ma anche nell'hip hop, nella street art, magari semplicemente nelle vita quotidiana. Rimane l'immagine di quel sorriso, e quelle con Gianna che sarebbe diventata, i sintomi erano chiari, una campionessa come lui. "Kobe for ever" c'è scritto sui muri, perché lui è l'unità di misura per aspirare a diventare la migliore versione di se stessi.
F.Pavlenko--BTB