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Batteri muratori per le future basi sulla Luna
Possono riparare danni nei mattoni fatti di polvere lunare
Batteri 'muratori' potrebbero aiutare a costruire le future basi sulla Luna: lo suggerisce lo studio coordinato da Koushik Viswanathan, dell'Istituto Indiano di Scienze di Bangalore, pubblicato sulla rivista Frontiers in Space Technologies. La ricerca indica infatti che alcune specie di batteri potrebbero aiutare preservare nel tempo i mattoni fatti con la polvere lunare, la cosiddetta regolite, e a riparare eventuali danni dovuti agli sbalzi di temperatura. Se tutto dovesse andare come previsto, nei prossimi decenni potrebbero essere realizzate sulla superfice della Luna delle vere e proprie basi abitate, costruite usando il più possibile i materiali che sono a disposizione sul nostro satellite, primo tra tutti la regolite, ossia la polvere grigiastra che ne copre la superficie. Proprio per questo da anni si realizzano test per conoscerne in modo approfondito le caratteristiche e volti a capire come usare la regolite per realizzare veri e propri mattoni. Al momento, la soluzione migliore sembra essere l'unione, tramite cottura ad alta temperatura, delle regolite con un polimero, detto alcol polivinilico, ma i test hanno dimostrato che le estreme condizioni presenti sulla Luna, con sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte (da 120 gradi a meno130 gradi), portano nel tempo alla rottura dei mattoni. I ricercatori indiani hanno ora scoperto che una reazione chimica analoga può essere realizzata anche da alcuni batteri, seppure in modo meno efficiente, e che colonie di batteri possono essere integrate nei mattoni così da migliorare notevolmente la durata dei mattoni. I batteri, infatti, sono in grado di produrre cristalli di carbonato che possono riempire le crepe ed eventuali difetti di produzione assicurando ai mattoni una maggiore resistenza nel tempo. Il prossimo passo, sottolineano gli stessi ricercatori, sarà ora quello di capire se i batteri sarebbero in grado di svolgere questa attività anche nello spazio. Proprio per verificarlo stanno ora mettendo a punto un esperimento che potrebbe andare in orbita con Gaganyaan, la prima missione spaziale indiana con un equipaggio che potrebbe partire nel 2026.
O.Lorenz--BTB