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Maryam Touzani, 'con Calle Malaga torno alle mie radici'
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(di Valentina Maresca) La voglia di amare che non muore con gli anni giovanili, la coesistenza di due diverse comunità, la biografia che diventa opera cinematografica sono le direttrici di 'Calle Malaga', nuova pellicola della regista marocchina Maryam Touzani che apre la XXXI edizione del MedFilm Festival, a Roma da oggi fino al 16 novembre, e partecipa al Concorso Ufficiale Amore & Psiche. Per Touzani si tratta di un ritorno alla kermesse romana, cui ha già partecipato con 'Il caftano blu'. "È un festival cui mi sento vicina per i valori che difende", ha detto ad ANSAmed. Il MedFilm "prova a celebrare e preservare la diversità culturale attraverso il cinema indipendente e pone l'umano al centro delle sue preoccupazioni. Sono valori ai quali aderisco pienamente, e non vedo l'ora di farne parte", ha aggiunto ripercorrendo la genesi di Calle Malaga, "nato dal dolore e dalla mancanza" dopo la morte improvvisa della madre a febbraio 2023. "Ho continuato a dialogare con lei nella mia testa in spagnolo, perché era la lingua che ci legava quotidianamente. Ecco perché il film è in spagnolo. Avevo bisogno di continuare a sentire questa lingua, e il personaggio di Maria Angeles, molto ispirato alla mia nonna spagnola, Juana, che si era trasferita a Tangeri quando aveva 7 anni, si è imposto per me in modo naturale". Calle Malaga è il nome della strada in cui era situato l'appartamento della nonna di Touzani ed è quindi cresciuta sua madre, cui la regista ha provato a riavvicinarsi in una parte della sua vita di cui non è stata testimone. "Penso che il cinema abbia la virtù di rendere le cose eterne. Quando scrivo non c'è nessuna riflessione a monte, non so mai dove vado. Mi lascio trasportare dalle emozioni attraverso i miei personaggi", ha detto ancora Touzani. "Mi piace questo, lasciarmi trasportare da qualcosa che viene dall'interno e mi trascende. C'è per me qualcosa di liberatorio, e in Calle Malaga ho sentito questo con una forza particolare". A proposito della vecchiaia, uno dei temi del film, "penso semplicemente che sia bella e che invecchiare sia un lusso, una fortuna. Ogni ruga che si disegna sul nostro viso è una consacrazione della vita che abbiamo il diritto di assaporare, con la sua parte di gioie e dolori. Credo che la vecchiaia sia un tabù e che si cerchi troppo spesso di nasconderla, allontanarla. E che quando viene raccontata al cinema, spesso lo si fa con uno sguardo triste. In Calle Malaga ho voluto raccontare un'altra vecchiaia, quella che può anche essere traboccante di vita e sfugge ai ceppi che spesso si cerca di imporle". Attraverso Maria Angeles, infatti, la regista ha voluto "mettere in discussione lo sguardo della società sull'invecchiamento, le aspettative e i pregiudizi che ne derivano, e ho voluto celebrare la vita e l'amore, troppo spesso percepito come al limite del rispettabile in età avanzata. Come se, raggiunta la vecchiaia, non si avesse più il diritto di desiderare e la sessualità diventasse viziosa, malsana, da soffocare. Maria Angeles riscopre la sua sessualità nella vecchiaia e ne gode. Questa riscoperta è tanto bella quanto naturale". Nel nuovo lavoro di Touzani, la città marocchina di Tangeri si fa metafora di convivenza pacifica di culture diverse: "Ho voluto rendere omaggio anche a questa sconosciuta comunità spagnola di Tangeri, che sta scomparendo a poco a poco, ed esplorare il senso di appartenenza, ma anche raccontare quella capacità di vivere insieme che è così naturale, ancora oggi. Certo, lo stato attuale del mondo mi spaventa. Il modo in cui le barriere si alzano sono sempre più spaventose, ma io rimango ottimista perché credo nell'essere umano". Touzani è ora impegnata nella scrittura di un nuovo film la cui fase non le permette di anticipare nulla, ma ha annunciato l'interpretazione di un personaggio nel prossimo lungometraggio che ha co-scritto con il marito, il regista Nabil Ayouch.
L.Dubois--BTB