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Il mistero delle antiche pietre del Sole legato a un'eruzione
Lo indica l'analisi di una carota di ghiaccio della Groenlandia
Sarebbe stato l'oscuramento del cielo provocato 4.900 anni fa da un'eruzione vulcanica a spingere una popolazione neolitica dell'isola danese di Bornholm a offrire in sacrificio oltre 600 pietre incise con motivi solari: tracce di quell'evento catastrofico sono state scoperte in una carota di ghiaccio prelevata in Groenlandia e poi confermate da sedimenti lacustri trovati in Germania oltre che dallo studio degli anelli di tronchi d'albero negli Stati Uniti. I risultati sono pubblicati sulla rivista Antiquity dai ricercatori dell'Università di Copenaghen. "Sappiamo da molto tempo che il Sole era il punto focale delle prime culture agricole di cui siamo a conoscenza nell'Europa settentrionale", afferma l'archeologo Rune Iversen. "Coltivavano la terra e dipendevano dal Sole per portare a casa il raccolto. Se il Sole fosse quasi scomparso a causa della nebbia nella stratosfera per periodi di tempo più lunghi, sarebbe stato estremamente spaventoso per loro". Dopo l'eruzione vulcanica questi timori attanagliavano probabilmente anche gli abitanti dell'isola di Bornholm, che nel sito di Vasagard West hanno deposto in un fossato oltre 600 pietre piatte e arrotondate, grandi quanto una mano, con incise linee che si irradiano dal centro e che ricordano i raggi del Sole. Le pietre sono state ritrovate pochi anni fa insieme a ossa animali, vasi di argilla rotti e oggetti di selce, probabilmente i resti di feste rituali. Lo stesso sito, in uso tra il 3.500 a.C. e il 2.700 a.C., era probabilmente un luogo di culto dedicato al Sole, poiché gli ingressi del complesso sono allineati con il Sole al momento dei solstizi. "È ragionevole credere che la popolazione neolitica di Bornholm volesse proteggersi da un ulteriore deterioramento del clima sacrificando pietre solari, o forse voleva mostrare la propria gratitudine per il ritorno del Sole", spiega Iversen.
J.Fankhauser--BTB