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La "fame" del Venezuela arriva nei cinema italiani
Attualissimo atto di coraggio firmato da Joanna Cristina Nelson
(di Giorgio Gosetti) Quando dodici mesi fa la regista venezuelana Joanna Cristina Nelson prese spunto dal suo pluripremiato cortometraggio "Harina" del 2018 per debuttare con la sua opera prima coprodotta con l'Italia, non poteva immaginare che la situazione del suo paese sarebbe precipitata in questi giorni. È merito della distribuzione LSPG Popcorn se "Hambre" (in italiano "Fame") esce ora in sala dall'8 gennaio fidando nel passaparola e nel sussulto d'attenzione per la gente venezuelana che adesso fa i conti con l'atto di forza del presidente Trump che ha portato il leader di Caracas Maduro davanti a un tribunale americano. Le cinque storie di vita raccontate nel corto "Harina" sono state ridotte a due in "Hambre", quelle dei giovani ed ex compagni di scuola Roberto e Selina che si ritrovano a una festa natalizia dopo che si erano persi di vista pur provando un'attrazione reciproca. Selina, figlia di italiani di seconda generazione come molta parte della classe abbiente venezuelana, non ha resistito alla crisi economica che ha spinto il suo popolo alla povertà e pensa di cercare in Italia un matrimonio di convenienza pur di fuggire lontano. Roberto, ingegnere al ministero dei trasporti, crede della rivoluzione chavista e non vorrebbe partire nonostante il miraggio di un incarico all'estero. La rabbia sorda di lei e l'incrollabile lealtà di lui rischiano di creare una frattura profonda tra i due, ma permettono alla regista di fotografare senza compiacenza o carichi melodrammatici il dramma di un popolo che ha visto fuggire oltre confine più di due milioni di persone in pochi anni. Il dibattito ideologico, la dispersione delle ricchezze petrolifere del paese, il dramma delle bande armate e dei narcos, restano sullo sfondo ma sono ben presenti nella storia e fanno di "Hambre" un attualissimo atto di coraggio attraverso il cinema. Schiacciato dalla grande distribuzione e confinato negli spazi del cinema indipendente, si tratta però di un film che merita di essere visto e ci dice sul Venezuela di ieri e oggi molto più di tanti articoli e narrazioni televisive. (ANSA)
S.Keller--BTB